Metodo bioenergologico

Gli esperti di comunicazione amano paragonare la comunicazione tra esseri umani all’incontro di due iceberg. E’ noto, infatti, che la parte emersa fuori dall’acqua dell’iceberg è solo una piccola porzione dell’intera massa di ghiaccio di cui è formato. Ebbene, tali esperti affermano che la parte emersa corrisponde alla comunicazione attraverso l’uso della parola, mentre la parte immersa, che costituisce quasi la totalità dell’intera massa, rappresenta la comunicazione non verbale.
L’esperto di comunicazione bioenergologica sa che tale comunicazione non verbale non si limita alle espressioni facciali, all’uso delle mani o ad altri metodi di comunicazione visibili, ma include sicuramente la ben più ampia mole di informazioni a livello subcosciente o irrazionale che i due soggetti in comunicazione si trasmettono ancor prima di pronunciare alcuna parola. Anche gli iceberg, infatti, quando entrano in contatto si toccano sempre prima con la parte immersa o nascosta sott’acqua.
La questione che si pone ora a chi ha compreso l’importanza di questo tipo di comunicazione sta nel decodificare o rendere comprensibili a livello razionale queste informazioni che ci provengono dalla parte irrazionale del nostro interlocutore. Il problema apparentemente non è di facile soluzione, perché cercare di trasmettere informazioni comprensibili dalla parte irrazionale di un individuo alla sua parte razionale o alla parte razionale di un altro individuo è paragonabile al tentativo di mettere in comunicazione due software che parlano linguaggi diversi e poco compatibili tra loro o al tentativo di far comunicare due persone che parlano due lingue completamente diverse tra loro. Un traduttore che parli e comprenda entrambe le lingue, potrebbe rappresentare una valida soluzione nell’agevolare la comunicazione tra i due. Nel caso nostro della comunicazione tra la parte irrazionale e quella razionale la soluzione potrebbe essere quella di utilizzare uno o più muscoli del nostro corpo che siano comandati sia in modo involontario che volontario. Quelli che forse sono più adatti a tale scopo sono i muscoli delle nostre palpebre oculari. E’ noto infatti che regolarmente e in modo involontario le nostre palpebre ricevono un comando dalla nostra parte irrazionale (che comanda tutte le funzioni organiche ed in particolare quelle involontarie) per preservare, pulire e lubrificare la nostra superficie oculare. Ma è altresì vero che in modo volontario possiamo aprire e chiudere a nostro piacimento le palpebre chiamando in causa, nel far questo, la nostra parte razionale. E’ ovvio che il metodo non è perfetto e che sia possibile scambiare fischi per fiaschi soprattutto nei primi tempi di utilizzo. Col tempo, tuttavia, esercitandosi e praticando il metodo si diventerà sempre più precisi e diventerà più difficile commettere errori interpretativi.
Spiego ora come funziona il metodo che io uso nelle mie consulenze così alcuni potranno provare ad usarlo per conto loro e a capire così anche il loro livello di sensibilità.

1) Chiedere sempre il permesso, prima di eseguire i test, al soggetto con cui ci appressiamo a comunicare per poter applicare il metodo. Comunicare infatti con l’inconscio di una persona significa accedere ad informazioni molto intime e non sarebbe quindi giusto farlo senza prima averne ottenuto il consenso.

2) Bisogna sgomberare la mente dai condizionamenti razionali ed essere concentrati sulla domanda. E’ possibile, infatti, che le nostre convinzioni o conoscenze sull’argomento su cui si concentrano le nostre domande possano condizionare l’esito della risposta.

3) Può essere utile al fine di favorire la concentrazione, mantenere lo sguardo fisso in un’unica direzione, preferibilmente verso il basso e su un soggetto non in movimento.

4) Non è necessario porre la domanda in modo udibile, può essere anche solo pensata. La comunicazione tra le parti irrazionali avviene infatti principalmente attraverso le frequenze sottili ed ovviamente il pensiero è una frequenza.

5) Il tipo di risposta che potremo ottenere alla nostra domanda sarà si o no, per cui è necessario porre domande chiare, semplici e che non possano essere interpretate in più modi. Inoltre devono essere il più possibile specifiche.

6) E’ necessario impostare la nostra mente in modo che ogni battitura di palpebra significhi si o no. Ad esempio se siamo impostati prendendo per assunto che la risposta sia positiva ovvero un si, avremo: battitura di palpebra = si; nessuna battitura = no oppure nessuna risposta. Possiamo subito dopo effettuare la controprova essendo ora mentalmente impostati per il no, avremo: battitura di palpebra = no; nessuna battitura = si oppure nessuna risposta.

7) E’ necessario essere sereni, non nervosi, non forzare le risposte se non arrivano, sufficientemente riposati e nutrire sentimenti positivi e sincero interessamento verso la persona oggetto del nostro test.

8) E assolutamente corretto spiegare alla persona che le risposte ottenute non vengono dal mondo spirituale ma semplicemente dal suo irrazionale e che inoltre non possono essere considerate attendibili al cento per cento perché è sempre possibile che siano state condizionate da altri fattori. Se inoltre facciamo domande che riguardano la salute della persona, bisogna spiegare che le risposte non costituiscono in nessun caso diagnosi in quanto il metodo a rigor di termini non è scientifico.

9) L’operatore dovrà resistere alla tentazione di fare domande relative al futuro della persona o a quali scelte dovrebbe fare nel futuro prossimo perché la bioenergologia è semplicemente un mezzo di comunicazione e non serve assolutamente per fare predizioni.

10) E’ necessario fare domande che possano essere sempre ben comprese dalla parte irrazionale della persona. Ad esempio non è corretto chiedere se la persona ha dei tumori, perché tutti nella nostra vita sviluppiamo tumori di varia natura e genere che nella maggior parte dei casi si risolvono naturalmente e quindi la risposta ad una tale domanda potrebbe facilmente essere positiva e tuttavia mettere inutilmente in apprensione la persona. Eviteremo inoltre di chiedere se la persona ha un ulcera allo stomaco invece che una semplice gastrite perché, innanzitutto ciò costituirebbe un tentativo di diagnosi e come abbiamo capito, non è corretto utilizzare questo metodo per fare diagnosi; inoltre una domanda di questo tipo potrebbe non essere correttamente compresa e quindi la risposta sarebbe inaffidabile. Chiederemo invece se l’organo testato è in iperfunzionalità energetica o in ipofunzionalità. E’ possibile inoltre attribuire un valore percentuale al disequilibrio. Ad esempio in una scala da 0 a 100 potremmo verificare una ipofunzionalità di qualche tipo avendo prima stabilito che la funzionalità normale o accettabile oscilli tra il 90 ed il 100%. Va da sé che qualsiasi valore rilevato al di sotto del 90% indichi una ipofunzionalità. La risposta percentuale può essere utilizzata praticamente in ogni test effettuato e ci sarà molto utile nello stabilire il tipo di terreno o la diatesi della persona nonché tutti gli eventuali squilibri energetici.

11) Non è indispensabile un contatto fisico con la persona con cui facciamo il test , tuttavia, anche il semplice contatto con le mani permette all’operatore di essere meglio concentrato sulla persona, e al soggetto testato di sentirsi considerato con interessamento da parte dell’operatore e non con freddezza, tutti fattori che favoriscono la comunicazione bioenergologica.

12) Il bioenergologo deve essere pienamente consapevole che le letture energetiche non sono assolutamente tutte uguali e variano molto con il variare dei soggetti testati. Alcune persone, anche se in modo involontario, innalzano dei veri ‘muri energetici’ che ci impediscono di eseguire i test, altri ci danno delle risposte parziali o incomplete quasi che non si fidassero completamente di noi per poi aprirsi pienamente la volta successiva. Alcuni provano un leggero disagio perché a loro dire , si sentono ‘letti dentro’. Altri ancora scoppiano a piangere o provano un malessere emotivo. Alcuni addirittura si oppongono, anche energicamente, al test in quanto a livello cosciente o incosciente non vogliono che venga scoperta la vera causa dei loro disturbi oppure temono di dover ricordare dei forti traumi avuti nella loro vita. In tutti questi casi possiamo usare parole rassicuranti e/o di conforto ed eventualmente consigliare del resque remedy. Può essere anche opportuno rimandare il tutto a quando la persona si sentirà pronta. Ovviamente il tutto va fatto nel pieno rispetto della coscienza e della volontà altrui.

13) Attraverso la Bioenergologia è possibile non solo testare le funzioni organiche delle persone ma anche proporre dei rimedi o trattamenti energetici e verificarne la validità degli stessi direttamente sulla persona. Potremmo così, ad esempio, scoprire che la persona ha bisogno di integrare del magnesio, ma anche qual è la forma più opportuna per lei, orotato, asparato, oppure cloruro. Possiamo proporre e ottenere risposte riguardo a fiori di Bach o californiani, rimedi di Medicina Tradizionale Cinese, Cromopuntura, riflessologia plantare, indicazioni alimentari, intolleranze e molto altro. E’ indispensabile che il Bioenergologo conosca i rimedi o i trattamenti che propone alla persona, meglio ancora se li ha provati su di sé. Sarà così in grado di trasmettere a livello energetico una mole di informazione completa sul rimedio o il trattamento proposto e ottenere così una risposta attendibile e, se vogliamo usare un linguaggio burocratico, un ‘consenso informato’ al rimedio o terapia.

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