UNA LEZIONE DALLA NATURA

Ci sono situazioni nella vita che se sono osservate da inconsapevoli possono essere giudicate di poco conto. Diverso è quando si diventa presenti a sé stessi e consapevoli della propria vera natura e del vero sé. Si diventa più sensibili verso tutto ed in particolare, capaci di cogliere le lezioni che arrivano dal Campo Quantico. Spesso tali lezioni arrivano proprio dalla natura, osservando i suoi cicli ed i suoi momenti critici in cui una violenza apparentemente senza senso sembra sconvolgerne gli equilibri.
Ho imparato una lezione dalla natura che rimarrà per sempre dentro di me, proprio grazie al fatto che l’ho vissuta con dolore e mi ha confermato quanto sia necessario imparare ad accettare ogni evento della vita senza resistenza e senza giudizio.
Vicino a casa mia c’è un bosco con una antica torbiera dalla quale emergono le sorgenti del fiume Sile. Quando ho almeno un paio d’ore libere, prendo la mia bicicletta e mi inoltro nei sentieri di questo parco naturale. Il piacere che provo nel fare ciò è notevole. Questa primavera ho scoperto una parte di questo bosco con delle caratteristiche particolari. E’ un bosco compatto con fronde molto alte, composto prevalentemente da alberi vecchi, alcuni secolari. L’energia che si percepisce entrando sotto la vegetazione di questi alberi è bellissima. Si prova un senso di tranquillità e pace che non può non influire sulla propria armonia e favorisce esercizi di presenza. Addirittura ho il sentito di percepire una sorta di canto proveniente da questi alberi che, inizialmente, avevo scambiato per il rumore delle foglie che vibrano per effetto del vento, ma poi mi accorsi che questo canto continuava anche quando non c’era alcun vento. Non solo, il suono che percepivo da questi alberi aveva pure la caratteristica di modulare e di aumentare o diminuire di volume. Da qui la mia definizione di ‘canto degli alberi’. Notai pure due querce secolari molto belle che con le proprie ampie fronde facevano ombra nella zona sottostante dove qualcuno, sapientemente, aveva collocato una panchina con un tavolo in legno. Strinsi un particolare legame con queste due querce e non vi nascondo che spesso le abbracciavo con tenerezza, divennero mie ‘amiche’. L’ambiente era così particolare e piacevole che lo volli chiamare ‘bosco magico’ e ogni volta che vi accedevo avevo la sensazione di entrare in un posto speciale, nell’utero di Gaia, così mi piaceva definirlo. Questo termine, l’utero di Gaia, ha per me un significato duplice, entrare in profondità nella natura dei boschi nella percezione non solo della sua parte fisica, ma anche della sua parte energetica, del campo di energia che governa e coordina Gaia, il pianeta vivente. In secondo luogo, entrare nell’utero di Gaia ha il significato di tornare alle origini, alla mia infanzia, ai momenti in cui vivevo in modo particolarmente intenso il contatto con la natura, quando questa era parte dei miei giochi e compagna d’avventura.
Spesso portavo con me un bel libro e lo leggevo seduto nella panchina. Notavo che in quel ambiente il mio livello di concentrazione e di presenza era particolarmente alto come pure alto era il piacere che mi derivava da tutto questo. Non potevo neanche lontanamente immaginare cosa da lì a poco, sarebbe successo in quell’ambiente da favola….
Una notte un fortunale si abbattè sul bosco magico con una potenza inaudita. Il boschetto che contava circa 40 alberi adulti subì la caduta di 10 alberi tra cui le due querce secolari mie amiche. Percepii che era accaduto qualcosa di brutto nel bosco magico ma nel timore di ciò non volli andarci per una settimana intera. Infine presi la bicicletta, mi feci coraggio e ci andai.
Sembrava che il bosco fosse stato bombardato, c’erano alberi caduti in tutte le direzioni e nel cadere avevano rotto grandi rami anche agli alberi superstiti. Tutto sembrava molto desolato e triste. Le due querce secolari, mie amiche, erano pesantemente crollate al suolo e giacevano lì immobili… era una vista molto dolorosa, le abbracciai e piansi come un bambino. Rimasi cacotonico per qualche tempo, senza energia ne capacità di reazione. Mi chiesi perché il Campo Quantico avesse permesso una tal cosa o, peggio ancora, l’avesse causata. Provavo una reazione di rabbia e di resistenza all’accaduto. Certo, ero consapevole che non era il modo giusto di rapportarmi con la situazione e che avrei dovuto accettare pienamente e senza giudizio ciò che era successo. Ma il dolore era troppo grande per cui scelsi di lasciargli spazio, di permettergli di esistere e di esprimersi. Fui presente al mio dolore e lo osservai a lungo…. All’improvviso sentii nuovamente il canto degli alberi ma questa volta era diverso, era malinconico, mesto, come se gli alberi si stessero lamentando per la perdita dei loro compagni. Ebbi la sensazione di trovarmi ad un funerale… ed io ero lì che condividevo tanto dolore con i miei amici alberi. Infine, sopraffatto dal dolore, presi la bicicletta e lasciai in fretta il bosco, quasi scappai nel tentativo di lasciarmi alle spalle tanto dispiacere.
Passò più di un mese prima che mi sentissi pronto a ritornare nel bosco magico e quel momento fu ieri. Nel frattempo avevo frequentato altre aree del parco che non erano state così gravemente danneggiate, ma facendo sempre molta attenzione a non avvicinarmi al bosco magico per paura di rivivere il dolore che avevo provato. Ma ero consapevole che avrei dovuto prima o poi ritornare in quel luogo e accettare pienamente quello che era successo. Ma non potevo immaginare la lezione che il campo quantico mi avrebbe dato…
Ieri dunque, ho preso la bicicletta e sono tornato nel bosco magico. Nell’entrare nell’utero di Gaia non provai particolari emozioni negative, la qual cosa mi stupì, vista la reazione precedente. Provai solo un po’ di ansia ma anche il desiderio di recuperare uno spazio che avevo perduto, consapevole che, nella sua interezza, ben rappresentava la mia interiorità. Qualcuno aveva provveduto a tagliare e a portare via i fusti delle due querce ed i due ceppi erano ritornati nella loro posizione originale appoggiati al suolo ma con le radici secche e affioranti. Potevo quindi ricordare quanto erano belle queste querce e mi salì al cuore nuovamente tanta tristezza. Ero tornato a chiedermi il perché di quello che era accaduto e mi rendevo conto che non c’era l’accettazione del momento presente dentro di me. Facevo resistenza alla realtà rifiutandola. In quel momento capii il senso di tutto ciò proprio grazie al mio osservare…. Le due folte chiome delle querce essendo venute a mancare avevano creato uno squarcio verso il cielo, una sorta di grande finestra dove il sole e la luce potevano penetrare ed illuminare il bosco sottostante. Questa particolare area di bosco soggetta ad una maggiore quantità di luce aveva reagito a questo cambiamento, producendo molte piante che, grazie alla luce, erano particolarmente vitali. Continuai ad osservare e notai che una piccola quercia era nata tra le piante e gia presentava delle foglie di pari dimensioni delle querce più grandi. Sembrava essere particolarmente desiderosa di crescere e di occupare lo spazio di luce divenuto libero. Poco più in là eccone un’altra e un’altra ancora…. infine ne contai una decina. Percepii chiaramente che da quella situazione apparentemente cattiva, ingiusta, era sorta una nuova opportunità di vita per le nuove nate. Ciò che noi giudichiamo sbagliato o ingiusto non può più essere percepito come tale. Non esistono cose giuste o sbagliate, semplicemente esistono cose e situazioni, ma sono sempre neutre. Siamo noi a considerarle come qualcosa di buono o di cattivo ma solo perché esprimiamo un giudizio o perché rifiutiamo la loro esistenza! Basta giudizi dunque, solo accettazione e comprensione che esiste un sovrasenso per tutte le cose e che anche se noi non lo capiamo non significa che non esista. Qualsiasi resistenza alla realtà ci tiene imprigionati al nostro ego e ci impedisce di espandere la nostra coscienza a nuovi livelli di consapevolezza. Inoltre impariamo che. Spesso, da qualcosa di apparentemente brutto può nascere qualcosa di molto bello e che, come quelle piantine di quercia, dalla fine della nostra esistenza possono nascere nuove opportunità per altri. Avendo fatto pace con l’adesso e avendo accettato interiormente quello che era avvenuto, provai nuovamente un profondo senso di pace e di gioia interiore. Ecco ritornare il canto degli alberi, non più triste, non più mesto, solo espressione della gioia di esistere, percezione del senso del tutto, dove cadono le individualità ed emerge la percezione di un senso globale dell’esistenza, un archetipo secondo il quale non ha prevalenza la sopravvivenza del singolo essere vivente sulla ragione più importante che è la sopravvivenza della specie, dove la specie animale o vegetale svolge un suo ruolo in virtù della ragione più importante, che è la sopravvivenza di Gaia.
Ringrazio i cicli naturali ed il bosco magico nonché il Campo Quantico per la lezione. Grazie a questa sono ora un po’ più consapevole e presente nel momento di adesso e forse anche un po’ più capace di vivere senza pretesa ne presunzione di giudicare il qui e ora.

2 comments on “UNA LEZIONE DALLA NATURA
  1. Giorgio Andretta ha detto:

    “Certo che ci è costata questa tua presa di consapevolezza, abbiamo dovuto sacrificare 10 querce adulte.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*