OCHE NORVEGESI

Spesso le lezioni più importanti della vita le riceviamo quando siamo a contatto con la natura, in particolare con gli esseri viventi presenti in natura, dal minuscolo insetto alla gigantesca balena, dal filo d’erba alla monumentale sequoia americana (ho, tra l’altro, scoperto una spettacolare sequoia americana, un paio di anni fa in un parco del Garda e, al suo cospetto, sono rimasto attonito ad osservarla, in tutta la sua imponenza, per almeno mezz’ora senza riuscire a pronunciare parola, tanto era lo stupore).
In particolare gli animali, nel loro comportamento, ci permettono di riconoscere le nostre emozioni primordiali ma anche quelle più profonde ed animiche, legate cioè alla realizzazione del senso della nostra esistenza. In loro riconosciamo, se siamo Presenti a noi stessi, il nostro diritto di esistere e di accudirci nelle nostre vere necessità, senza ulteriori commenti della mente che tende invece a giustificare tutte quelle scelte di vita non biologiche e nemmeno utili, semplicemente bollandole come ‘giuste’.
Desidero pertanto raccontarvi una mia esperienza avuta con delle oche norvegesi alcuni anni fa, che mi è rimasta dentro e mi ha permesso di realizzare delle scelte di libertà e di ascoltare maggiormente il mio ‘sentito’, mettendo a tacere le ‘ragioni’ della mente che prontamente cercava di bloccarmi dal realizzare tutto ciò.
Un contadino che abitava vicino a casa mia aveva la passione di allevare diversi animali, in particolare volatili, con il fine ultimo di venderli vivi ad altre persone o morti per essere mangiati. Nella sua aia correvano ‘liberi’ tacchini, anatre, polli, oche e pavoni che, essendo nutriti ed avendo un riparo in cui dormire, sceglievano di rimanere nei pressi di questo allevamento, ignari che la loro sorte, alla fine, sarebbe stata quella di essere uccisi e mangiati. Un giorno, giunto dal contadino per una visita in amicizia, notai delle oche che non avevo mai visto. Erano animali dai colori sgargianti e accesi, particolarmente eleganti nelle forme come pure nei comportamenti. Notai anche una particolarità che le distingueva da tutti gli altri volatili presenti nell’aia. Avevano per la maggior parte del tempo il collo tirato verso l’alto e lo sguardo rivolto diritto verso il cielo quasi ‘vedessero’ qualcosa che richiamasse la loro attenzione. Curioso guardai anch’io in cielo ma non notai nulla di particolare, eppure il loro sguardo raramente si discostava dal guardare in quella direzione. La cosa mi incuriosì e chiesi spiegazioni al mio amico allevatore. Questi mi rispose che erano oche norvegesi che erano state catturate allo stato selvatico e gli erano state spezzate le ali per impedirgli di volare via. La cosa subito mi incupidì. Un conto è nascere in cattività e aver conosciuto solo la vita all’interno dell’allevamento, altra cosa è essere animali liberi di volare e migrare ed essere catturati e costretti a non volare più. La cosa mi appariva piuttosto crudele. Il contadino, tuttavia, le teneva per la loro bellezza e contava di riuscire a farle riprodurre per venderle come uccelli da voliera e non per uso alimentare. Non rischiavano dunque di cadere in pentola, avevano tutto il mangiare che volevano, un riparo, a pochi metri passava pure un fiumiciattolo dove potevano immergersi quando volevano e gli era pure concesso di riprodursi a piacere. Una ‘bella’ vita in fondo, senza preoccupazioni né problemi di sopravvivenza. Eppure non smettevano di guardare alto e di ‘anelare’ al cielo e al volo libero.
La cosa mi fece molto riflettere ed immediata fu la sensazione di provare qualcosa di simile, di anelare al cielo e alla libertà come le mie nuove amiche, le oche norvegesi. Quale lezione mi stavano trasmettendo? Come potevo trasformare questo messaggio dal Campo Quantico in una opportunità per evolvere a nuovi livelli di consapevolezza?
La riflessione profonda su questa esperienza era d’obbligo. Da subito pensai e tutte quelle persone che vivevano in una ‘prigione dorata’ dove potevano avere e soddisfare tutti i bisogni primari legati alla sopravvivenza ma nel contempo manifestavano una profonda sofferenza nel sentito di non soddisfare necessità di altra natura, legate al proprio Essere e non al proprio Sé mentale ed egoico.
E’ fin troppo facile, tuttavia, applicare ad altri la lezione, anzi, farlo può pure rappresentare un altro tentativo per non ascoltare il proprio sentito in relazione a questo bisogno di libertà. Per questa ragione mi metto spesso in ascolto di questo sentito e continuo ad anelare alla libertà come pure alla ricerca della verità; quest’ultima non confinata certo nella ricerca di nozioni o dottrine che la imprigionino in qualche forma di ideologia o credo, bensì intesa come ricerca in sé senza alcuna presunzione nel pensare di aver trovato il modo di definirla.
Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli disse: “conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”. Queste parole sono state spesso fraintese ed utilizzate proprio da chi non le ha capite, per dimostrare la presunta importanza di credere in verità preconfezionate e assolute. Non credo proprio che questo fosse il senso delle parole di Gesù… Credo che lui si riferisse non al definire la verità ma semplicemente all’atteggiamento in sé di continuare a cercarla e non ai risultati di tale ricerca. In altre parole la verità ci rende liberi solo quando siamo in costante ricerca, dentro di noi in primis ma anche nell’ambiente che ci circonda, ed è quindi la ricerca in sé la fonte di tale libertà. Nel momento in cui crediamo di averla trovata e cerchiamo di spiegarla con parole e concetti, smettiamo di cercarla e non siamo più nella verità anche se possiamo diventare fermi sostenitori di una ideologia che, alla fine, diventa la nostra prigione. La stessa cosa si può dire della libertà al punto che potremmo anche dire, manipolando un po’ le parole di Gesù: “conoscerete la libertà e la libertà vi renderà veri” (chiedo perdono per la licenza che mi sono permesso). Verità e libertà sono legate l’una all’altra! Non può esserci l’una senza l’altra, inoltre non possono essere definite razionalmente ma solo percepite dall’Essere interiore e apprese attraverso le metafore, le analogie e le esperienze di vita vissute come lezioni esoteriche, simboliche oltre l’ovvietà e la materialità delle cose, come nel caso della lezione appresa dalle oche norvegesi.
Di esperienze e lezioni come quella delle oche, la vita me ne ha date molte e continua a fornirmene. Sono profondamente grato per questo e sono determinato a continuare questa ricerca che fino a qui mi ha portato molto oltre il ‘convenzionale’ sia nelle mie ricerche nell’ambito della salute come pure della spiritualità intesa come realizzazione del proprio Sé interiore e non come cieca ubbidienza a codici e regole. Per riuscire anche solo a percepire la verità e la libertà dentro di noi, è necessario lasciare la presa delle certezze e convinzioni limitanti e cominciare a vedere le cose da un punto d’osservazione completamente diverso, inedito. Devono cadere le ‘maschere’ e ad essere disposti a smettere di difendere le proprie posizioni come pure il proprio sé mentale. Il vero ricercatore rimane aperto e disposto a scoprire ogni ‘diversità’, cogliendo da ogni esperienza di vita la lezione che porta con sé e considerando ogni cosa che gli accade come una lezione, un ‘maestro’, una opportunità. Non è facile…è pure molto doloroso…ma non credo vi siano scorciatoie…solo i più coraggiosi sono disposti a mollare le vele e addentrarsi in mari sconosciuti e a rischiare ogni cosa pur di ricercare la libertà e la verità, perché come disse un noto personaggio: “la barca nel porto è al sicuro, ma non è per questo che la barca è stata costruita…” Buon viaggio amici d’avventura!!!

One comment on “OCHE NORVEGESI
  1. Giorgio Andretta ha detto:

    Non si può scambiare la libertà per un pugno di becchime!
    Giustamente, come potrebbe essere diversamente, Cristo inneggia proprio alla libertà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*