Lettera aperta al giornalista Ilario D’Amato

Lettera aperta al giornalista Ilario D’Amato

Il 27 giugno 2018 ho avuto modo di rispondere alle accuse del giornalista Ilario D’Amato nella sua pagina facebook: https://www.facebook.com/DossierHamer/posts/1717536275002616?comment_id=1717638804992363&reply_comment_id=1718104831612427&notif_id=1530116599327664&notif_t=feed_comment_reply

In tale pagina, in modo forse provocatorio, riferendosi alla mia persona dice:

‘Affidereste la “cura” dei vostri bambini alle teorie di un “naturopata” seguace di Hamer che ha patteggiato la pena per esercizio abusivo della professione medica continuata e truffa aggravata?’

In realtà nel post originale poi corretto, egli mi definiva un ‘pensionato’ seguace di Hamer e asseriva che avevo ricevuto una condanna a 3 mesi dal tribunale di Padova per 4 capi di accusa.

Dopo aver rispettosamente fatto notare che non sono un pensionato e che la condanna riguardava solo due capi di accusa e non quatto, il giornalista in modo direi molto corretto si è scusato e ha prontamente corretto la sua accusa aggiornandola come sopra.

A seguito di questo primo approccio, ci siamo scambiati delle opinioni dove io spiegavo la ragione del perché ho accettato di ‘patteggiare’ in tribunale invece di scegliere di proseguire nel processo:

alla domanda di D’Amato:

‘Ha patteggiato la pena per esercizio abusivo della professione medica continuata – dal giugno 2011 all’ottobre 2012 – e truffa aggravata. Se il patteggiamento non è una “condanna” e lei era innocente, perché ha patteggiato?’

Ho risposto:

‘per evitare un processo di diversi anni, molte udienze e circa 50.000 euro di avvocato preventivati per l’intero iter processuale. Molto al di sopra delle mie possibilità economiche’.

Dico questo solo per introdurre l’argomento e non per riportarvi l’intero scambio di battute per cui mi scuso se le citazioni non sono complete.

Qualcuno, sostenendo la mia posizione, ha parlato della necessità di far emergere la verità sulla questione ‘medicina di Hamer’ altri hanno protestato per ‘l’accanimento’ evidente nel libro ‘Dossier Hamer’ verso coloro che condividono la visione delle 5 leggi biologiche (scoperte da Hamer), me compreso, secondo il quale tutti questi personaggi portano avanti delle idee scientificamente non dimostrate e anzi causa di morte prematura di molte persone che da ignari si sono affidate alle ‘cure’ di queste persone definite tra l’altro come una setta.

Il sig. D’Amato sostiene inoltre quanto segue:

‘È vero che i seguaci di Hamer non hanno mai dimostrato la validità delle loro teorie? Sì, e l’ho dimostrato nella mia inchiesta’.

Desidero a questo punto dichiarare che ciò che impedisce alle due visioni della medicina di incontrarsi a mio avviso è l’ego!

Si, ognuno di noi assume una posizione nella diatriba e si sente in diritto/dovere di difenderla talora senza esclusione di colpi ribattendo, punto su punto, l’errore dell’altro e la correttezza della propria visione.

Finché continuiamo così non ne verremo a capo di nulla.

L’ego ci impedisce di vedere chiaramente, in maniera oggettiva, come stanno le cose e nel tentativo di mostrare la nostra ragione oscuriamo la nostra mente alla ragione dell’altro.

Fin troppo facile dire che non conta avere ragione ma far emergere la verità. Quanti di noi ci riescono?

Quanti di fronte a quella che considerano una offesa o una ingiustizia riescono a rimanere oggettivi nella valutazione dei fatti?

Allora il messaggio che desidero porgere al sig. Ilario D’Amato è una apertura, porgere una mano, per salutarci innanzitutto e per proporre un dibattito a distanza (così teniamo meglio a controllo l’ego) dove io presenterò le basi scientifiche delle 5 leggi biologiche e poi aspetterò la replica del sig. D’Amato.

Non cercherò, nel far questo, di difendermi dalle accuse. Penso che le persone intellettualmente mediocri parlino delle persone con i loro limiti e difetti mentre le persone più evolute parlano di idee.

Vorrei quindi invitare il sig. D’Amato a confrontarci su questo e sulla validità o meno di tali idee non sulle mie disavventure processuali.

Dirò di più, perché io possa starci in questo dibattito è necessario che la smetta di ripetere in modo maniacale che:

Resta il fatto che lei abbia patteggiato due accuse gravissime, e continui sulla stessa strada”.

Nella sola giornata di ieri avrà ripetuto nella sua pagina face almeno 10 volte questa accusa.

Non le fa onore portare il dibattito su questo piano soprattutto perché sa che non c’è stato il processo, per cui non è stata dimostrata né la mia innocenza né la mia colpevolezza, ho chiuso tutto sul nascere patteggiando e sa anche per quale ragione.

Inoltre il fatto che il giudice abbia sospeso la pena e di fatto non ho dovuto pagare alcunché la dice lunga sull’infondatezza delle accuse che davanti ad un dibattito processuale non avrebbero retto in alcun modo.

Per cui se continuerà ad attaccarmi su questo piano sarò costretto a chiudere ogni rapporto con lei, davanti a cotanta pochezza intellettuale.

Se invece è disposto a confrontarsi sulle idee e sugli argomenti a sostegno di tali idee sarà un piacere per me dare il mio personale contributo a beneficio nostro e di coloro che seguono il dibattito.

Invito quindi ad evitare qualunque attacco alle persone (Hamer compreso) e a concentrarci soprattutto nel capire bene la posizione dell’altro prima di ribattere.

Non è per niente facile!

Gesù disse: “nessuno che beve il vino vecchio accetta di bere il vino nuovo perché dice: ‘il vecchio è buono’”.

Il senso delle parole di Gesù penso sia chiaro; chiunque proponga qualcosa di nuovo viene prontamente osteggiato da chi bevendo ‘il vino vecchio’ dice ‘il vecchio è buono’.

La medicina convenzionale occidentale è sicuramente il ‘vino vecchio’ che per sua natura è più buono, maturo, aromatico.

Le 5 leggi biologiche sono invece il ‘vino nuovo’ un po’ crudo, acerbo, immaturo.

Solo il tempo dirà se il vino nuovo sarà meritevole di passare il giudizio dei palati più sottili e di essere accettato come il nuovo ‘vino vecchio’.

Ma la questione non è solo la presunta qualità del vino, ma anche la capacità di reggere alla pressione esercitata dal vino nuovo.

Infatti le successive parole di Gesù recitano: “non si mette il vino nuovo in otri vecchi altrimenti i vecchi si rompono”.

Al tempo di Gesù il vino si conservava in otri fatti con pelle di animali e col tempo tali pelli si irrigidivano e potevano rompersi sotto l’effetto del vino nuovo in fermentazione.

Gesù si stava riferendo al vecchio sistema religioso giudaico incapace, a suo dire, di accogliere il ‘vino nuovo’ cioè quello che successivamente verrà chiamato ‘cristianesimo’.

Le idee nuove e rivoluzionarie di Cristo erano di una forza ‘fermentativa’ tale che se fossero state introdotte nel sistema religioso giudaico avrebbero rotto i ‘vecchi otri’ della tradizione ebraica.

Così, come Gesù sostiene che il vecchio col nuovo erano inconciliabili così sta pure accadendo con la medicina accademica e la ‘Nuova Medicina’ scoperta dal dr. Hamer.

Solo le menti più aperte sono in grado di valutare il ‘vino nuovo’ per il suo reale valore senza scadere nel preconcetto o pregiudizio che impedisce di accogliere ‘il diverso’.

Attenzione però perché se da un lato per i sostenitori del vecchio è il pregiudizio a rappresentare un grosso ostacolo nella comprensione del nuovo, dall’altra parte è la presunzione (di avere la verità) a impedire di restare aperti alla vecchia visione.

Partiamo allora, come auto aiuto, dalla accettazione che sia il ‘vecchio’ che il ‘nuovo’ hanno qualità indiscutibilmente valide e accettabili.

Se siamo onesti in questa accoglienza del diverso come una opportunità per ampliare, arricchire e aggiornare la nostra visione della medicina forse faremo un buon lavoro.

Un’altra importante premessa è il rispetto tra le parti.

Anche se noi pensiamo diametralmente in modo opposto alla visione dell’altro, restiamo almeno possibilisti che ci possiamo sbagliare, che siamo condizionati da credenze che altri ci hanno indotto a credere e che non esiste una verità assoluta.

Un po’ di umiltà insomma non ci può che far del bene.

Entrando ora un po’ più nel merito della questione ritengo sia necessario fare un’altra importante premessa:

dovendo valutare il quoziente intellettivo di un elefante e di una scimmia non possiamo farlo introducendo il test: ‘capacità di arrampicarsi sugli alberi’.

Intendo dire che non possiamo introdurre dei parametri di valutazione come nella vecchia visione della medicina con quella nuova che non tengano conto della natura stessa su cui si fondano le due visioni.

Pretendere che un elefante si arrampichi sugli alberi è come chiedere ai sostenitori delle 5 leggi biologiche di essere valutati secondo la metodologia ‘del doppio cieco’.

Le 5 leggi biologiche, per loro natura, non si basano su una visione meccanicistica del corpo umano secondo cui ogni sua parte può essere esaminata separata dal suo contesto e ‘curata’ nella sua specificità.

Nemmeno possiamo applicare la visione riduzionistica, in quanto secondo le 5 leggi biologiche il sintomo manifestato in un organo, apparato o struttura è sempre diretto e gestito a livello cerebrale come programma e quindi la ricerca del microogranismo o della cellula tumorale quale fattore causalista di una malattia non ha molto senso.

Il microrganismo fa parte degli strumenti usati dal cervello per la gestione del programma di malattia che è perlopiù un programma di riparazione.

Il tumore è generato di proposito dai programmi cerebrali in risposta ad una situazione di emergenza.

Allora per capire questo abbiamo la necessità di valutare in modo scientifico ma diverso dal convenzionale, sulla base empirica vedendo oggettivamente cosa funziona in medicina e cosa no.

Non ha quindi alcun senso parlare di ‘vecchia medicina’ o ‘nuova medicina’ in quanto esiste un’unica medicina, quella che funziona!

La ragione per cui non possiamo valutare in ‘doppio cieco’ le 5 leggi biologiche per verificarle è che la causa dei processi di malattia va ricercata in un evento ad elevata carica emozionale che, arrivato in modo inaspettato ed improvviso nella vita di un individuo, fa partire a livello cerebrale un programma biologico che definiremo ‘di emergenza’ per permetterci di affrontare questa situazione straordinaria che va ben oltre la capacità della biologia ordinaria che è stata progettata per gestire le funzioni organiche in modalità normale.

Come possiamo valutare con la tecnica del doppio cieco la validità di tale visione? Sarebbe come valutare l’intelligenza di un elefante sulla base della sua capacità di scalare un albero! Non fa parte della sua natura semplicemente.

Le 5 leggi biologiche non si basano sulla prescrizione di farmaci e nemmeno di terapie.

Si fonda sulla comprensione che tutte le malattie partono da uno shock biologico e che attivano un programma bifasico dove nella prima fase prevalgono sintomi di tipo simpaticotonico e nella seconda fase di tipo vagotonico.

Questa corrispondenza può essere studiata e verificata!

I programmi infatti hanno un comportamento sempre uguale sulla base del foglietto embrionale di derivazione e dell’area cerebrale che gestisce gli organi che derivano da quel foglietto embrionale.

Questo può essere verificato nella sua esatta replicazione legata a delle precise leggi!

Una volta compresa la vera causa della malattia sarà poi il paziente a decidere quale metodologia di medicina convenzionale o non convenzionale scegliere per affrontare questo programma conflittuale.

Le 5 leggi biologiche sono solo un modello di comprensione su come si genera la malattia. Smettiamola quindi di dire che questo comporti rifiutare le chemio o le cure mediche o gli interventi chirurgici perché non è vero!

Personalmente ho seguito persone che facevano la chemio o la radio e le ho sempre sostenute nel loro percorso, consapevole che, se una persona sceglie una terapia, qualunque essa sia, sceglie in base alle proprie credenze e pertanto va sostenuta nel suo percorso indipendentemente dalla opinione del terapeuta.

Condivido la massima: ‘se curi una malattia puoi vincere oppure perdere ma se ti prendi cura della persona, vinci sempre!’

Perché non aprire una tavola rotonda dove esaminare queste precise corrispondenze?

Invece di ricercare la causa delle malattie in fattori esterni all’uomo, come i microrganismi, sostanze inquinanti, alimenti e quant’altro, visto che queste cose sono già state ampiamente studiate dalla medicina convenzionale, onore al merito, perché non proviamo a studiare l’emozione che prova una donna nel sentire che il proprio bambino sta vivendo un serio pericolo di morire e poi osserviamo se nella sua mammella si formi o meno un adenocarcinoma che serve ad aumentarne la funzione nel sentito arcaico di poter nutrire il suo bimbo per salvarlo?

Perché non verificare nel vissuto del paziente per vedere se un carcinoma ovarico o del testicolo corrisponda al preciso sentito di aver perso un membro della propria famiglia?

Secondo le 5lb infatti questo tipo di tumore serve ad aumentare gli estrogeni della donna per aumentarne la fertilità e attrarre di più il maschio, mentre nell’uomo serve ad aumentarne la virilità per essere meglio in grado di fecondare grazie all’aumento del testosterone.

Questo si può verificare con una indagine che risalga al vissuto emozionale del paziente che a sua volta dipende dalla sua ‘mappa emozionale’ ovvero dal suo personalissimo modo di percepire l’ambiente e le relazioni sulla base del suo vissuto emozionale.

Non credo che sia difficile fare di concerto queste verifiche, basta superare quella diffidenza di base secondo cui tutto ciò non sia scientifico.

Certo richiede coraggio addentrarsi in un territorio sconosciuto ma quante e quali scoperte possiamo fare! O forse la resistenza nasce proprio della paura di poter scoprire che decenni di ricerca sulla causa delle malattie possano essersi rivelati inconcludenti proprio perché si è cercato nel posto sbagliato?

Certo i morti si contano su entrambi i fronti, semplicemente perché la biologia non ammette sconti e quando si genera una massa conflittuale troppo grande si muore comunque indipendentemente dal tipo di medicina si scelga di seguire.

180.000 morti ogni anno negli ospedali italiani per patologie tumorali non mi sembra possano essere additati come un successo della ricerca.

Perché non pilotare la ricerca in un’altra direzione? Quale?

Il vissuto emozionale del paziente!

La psicologia non è riuscita a dimostrare la relazione con quello che pensiamo e le malattie, semplicemente perché ha cercato nella direzione sbagliata.

È il sentito animale, come la percezione di un pericolo, di una separazione o di una perdita quello che attiva a livello inconscio i programmi biologici che produrranno la malattia, non quello che pensiamo.

La mente razionale non concorre in alcun modo alla attivazione di questi programmi.

Quindi, proviamo ad assaggiare il ‘vino nuovo’ magari scopriamo che è migliore ‘del vecchio’.

Questo sig. D’Amato le propongo, di attivarsi per promuovere questa ricerca senza pregiudizi, senza atteggiamenti persecutori e senza cercare di screditare chi la pensa diversamente solo per delle denunce o condanne fatte da un sistema protezionistico verso la medicina convenzionale.

I 25 anni di prigione fatti da Nelson Mandela nelle carceri del Sudafrica non credo siano sufficienti per dimostrare che fosse un delinquente o una persona inaffidabile.

Gli venne invece riconosciuto pure il premio Nobel per la sua posizione contro l’apartheid in contrapposizione con il potere politico ai tempi della sua prigionia.

O forse il sistema ha bisogno di produrre altri ‘martiri’ prima di aprirsi ad una visione naturale e biologica del processo di malattia?

One comment on “Lettera aperta al giornalista Ilario D’Amato
  1. Giorgio Beltrammi ha detto:

    Io con quello li non mi ci metto nemmeno…
    …la mia pipa è più interessante.

    Grazie Adriano

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