IL SENSO BIOLOGICO DELLA DHS

Cercare di capire il senso della nostra esistenza ha ispirato i grandi pensatori e intellettuali della storia. Tutti hanno cercato di capire prima e spiegare poi, l’origine della vita e la sua successiva evoluzione, fino alla nostra era moderna, tentando di dare un senso alla presenza dell’uomo e nel contempo di capire quale ruolo quest’ultimo ricopre, nell’ecosistema del nostro pianeta Terra.

Per l’uomo che crede in Dio, il senso della nostra esistenza, va ricercato nel progetto o proposito che tale Creatore ha per noi. La fede o fiducia che il nostro Creatore, nonostante i grandi problemi in cui l’umanità si sta dibattendo, abbia comunque un proposito per l’uomo e che lo stia realizzando ha permesso a molti di noi di accettare serenamente  il nostro ruolo di creatura.

Penso pure che, in qualsiasi direzione rivolgiamo la nostra attenzione nello studio della natura, non sia possibile negare l’esistenza di un progetto, di un coordinamento di forze e leggi che permettono un corretto e permanente funzionamento del nostro ecosistema, il che, a mio avviso, rende molto difficile credere che non esista un Creatore.

Tuttavia, le religioni che avrebbero dovuto darci una spiegazione plausibile e armoniosa del senso della vita, spesso sono state invece fonte di disarmonia e di assurde lotte, nel tentativo di far prevalere, anche facendo uso di violenza, le ragioni della fede su tutte le altre discipline umanistiche e scientifiche.

D’altra parte, anche la scienza, ha dimostrato, spesso, di essere molto poco ‘scientifica’. La stessa scienza medica, se da un lato ha fatto importanti progressi nell’ambito della diagnostica e delle tecniche operatorie, dall’altro è bloccata, impantanata su concetti di ‘patologia cellulare’ e malignità dei processi tumorali tali da impedire, a tutt’oggi, una corretta applicazione della metodologia scientifica nel trattamento delle malattie.

La scoperta delle 5 leggi biologiche rappresenta un importante passo in avanti nella comprensione del senso della malattia e dei suoi programmi biologi e sensati (SBS). Questi programmi iniziano sempre con una o più DHS. La DHS è quindi un punto di partenza, un inizio, il bandolo della matassa, per cui capire qual è il senso, la ragione o lo scopo per cui ad un certo punto della nostra esistenza, si presenta una DHS potrebbe aiutarci a capire qualcosa anche sul senso o ragione biologica della nostra esistenza.

Ancora una volta, desidero ricordare, che non ho alcuna ambizione di aver scoperto e tanto meno di poter spiegare la ‘verità’ sull’argomento in oggetto. Mi limiterò ad esprimere quello che è il mio pensiero al riguardo, come pure il mio sentito, invitandovi nel contempo, a sentire se quanto detto possa risuonare vero anche per voi. Ovviamente farò questo avvalendomi, di tutte le conoscenze che ho acquisito in questi anni in qualità di Naturopata ed in particolare delle 5 leggi biologiche scoperte daldr. Hamer.

E’ importante ricordare che le DHS sono conflitti biologici che potremmoanche definire eventi ad elevata carica emotiva che si caratterizzano per il fatto di essere involontari, immediati e non gestiti dalla ragione. Sono programmi automatici, che intervengono in situazioni di emergenza per permettere la nostra sopravvivenza in situazioni difficili, pericolose, che si attivano in una frazione di secondo prima ancora di aver avuto la possibilità di pensare all’evento conflittuale. Le DHS non dipendono quindi dal pensiero razionale e sono interamente gestite dal subconscio. Non possiamo quindi evitare le DHS come pure non possiamo comandare le CL.

Per capire cosa sono le DHS, Hamer ci invita ad ascoltare il ‘sentito animale’ senza farci ingannare dalla mente razionale che è sempre pronta a darci una spiegazione psicologica del conflitto che però non è mai vera in quanto non biologica, cioè non conforme alla logica della vita.

A questo punto è doveroso chiederci: qual è, sotto il profilo biologico, la logica della vita? La sopravvivenza, senza alcun dubbio. Sono proprio i programmi per la sopravvivenza, presenti in ogni organismo vivente chepermettono la permanenza in vita delle specie ed il loro adattamento alle modifiche ambientali.

Se non capiamo e accettiamo questo fatto non siamo in grado di capire il senso delle DHS.

Ovviamente, condividiamo con il mondo animale questi programmi con le stesse identiche finalità, la sopravvivenza. Capire questo, ci aiuta a sentirci parte di un ecosistema fortemente legato con il mondo animale, al punto di sentirci parte di un progetto unico, indivisibile e fortemente interdipendente. Dovremmo ricordarcelo, quando inquiniamo l’ambiente o mettiamo in pericolo l’esistenza di altre specie viventi. In fondo anche noi umani siamo animali…

Se a seguito di questa mia considerazione, vi siete sentiti un po’ più ‘bestie’ che umani, vogliate scusarmi, ma un po’ più di umiltà non guasta. D’altra parte dire che nei SBS generati dai DHS troviamo tutto il senso della nostra esistenza non credo sia una cosa corretta. Condividiamo con il mondo animale questi programmi per la sopravvivenza, ma le qualità che ci differenziano da loro come il pensiero cosciente e astratto, la creatività e la capacità di fare progetti per il futuro, per dirne solo alcune, ci fanno pensare, quantomeno, che il Creatore nel progettarci avesse in mente qualcosa di più che semplicemente insegnarci a sopravvivere.

Dovremmo quindi vedere le DHS come un qualcosa che, ci rende parte del mondo animale, ma senza svilire la nostra natura di essere umani dotati di qualità morali oltre che di programmi per la sopravvivenza.

Quando si presenta una DHS abbiamo fondamentalmente tre possibilità:

scappare,

restare immobili,

contrattaccare o lottare

Quando facciamo una DHS dovremmo quindi chiederci:

davanti a questa situazione pericolosa, devo scappare per salvarmi?

Oppure è preferibile rimanere immobili, non facendo nulla nella speranza che il pericolo passi?

O, l’unica possibilità per salvarmi è attaccare il mio aggressore, oppure lottare per far valere il mio diritto di esistere? In questa situazione sono preda o predatore?

Noi umani oltre a sentire la DHS, subito dopo siamo pure in grado di pensare razionalmente quali scelte operare e questo, a volte viene a nostro favore, a volte no.

Facciamo un esempio: cammino per la strada e all’improvviso mi trovo davanti ad un tir che mi sta per investire, davvero una situazione di grandepericolo, tale da mettere in dubbio la mia sopravvivenza. Parte un DHS automatico e istantaneo prima ancora che io abbia il tempo di pensare cosa fare. La reazione non sarà quindi mediata dalla ragione ma dal mio subconscio che, in tempo reale, valuterà quale reazione attivare; scappare, restare immobili o contrattaccare. Beh, contrattaccare un tir, a meno che io non sia l’incredibile Hulk, sarà una scelta non possibile, per me il tir è un ‘predatore’ troppo grosso, forte e veloce, non ho alcuna possibilità di farcela. Rimangono allora le altre due possibilità. Se scelgo la fuga e attivo il mio apparato muscolare per fare un balzo e mettermi di lato, molto probabilmente mi salverò. Talora però alcuni sono rimasti immobilizzati, incapaci di muovere anche solo un muscolo, venendo così investiti con conseguenze immaginabili.

Eppure, sia scappare che rimanere immobili, hanno entrambe un loro senso biologico legato ai programmi di sopravvivenza. Per capirlo è sufficiente osservare come si comportano gli animali quando si trovano in pericolo.

Da bambino, mi divertivo, quando mi trovavo al mare a catturare i granchi nei bassi fondali. Osservavo che quando allungavo la mano per afferrarne uno, questo immediatamente apriva le chele e cercava di pizzicarmi nellaintenzione di contrattaccare e così difendersi dal predatore che ero io. Seperò insistevo nel cercare di prenderlo, ad un certo punto il granchio smetteva di avere reazioni, raccoglieva le zampine aderenti al corpo e diveniva come morto in quanto immobile, facendosi addirittura rovesciare e trasportare dalle onde. A quel punto io desistevo dal cercare di prenderlo disorientato da quella reazione. Ma proprio mentre io vivevo questa fase di smarrimento il granchio, all’improvviso, cominciava nuovamente a correre e ad allontanarsi da me e poco dopo si nascondeva sotto la sabbia, sfuggendomi. Le strategie per la sopravivenza avevano avuto il loro effetto ed io ero stato snobbato…

Osserviamo comportamenti simili in molti animali, anche i ragni ad esempio possono paralizzarsi e sembrare morti quando sentono di non aver via di scampo, ma sempre per periodi molto brevi, per poi scegliere nuovamente la fuga dal predatore.

Quasi tutti gli animali, uomo compreso, sono sia prede che predatori, pertanto le tre opzioni a fronte di un DHS sono presenti in tutti. Infattianch’io di fronte al tir ho prima avuto la reazione di mettere le mani avanti come per contrattaccare o difendermi, subito dopo ho avuto un attimo di esitazione, sono rimasto immobile, anche solo per una frazione di secondo e infine sono scappato dal ‘predatore’ con un balzo fulmineo.

Viene da chiedersi perché qualcuno rimane immobile e non attiva la prima soluzione optando per la fuga? Potrebbe dipendere dal fatto che non si è esercitato a sufficienza nell’usare questa strategia, la fuga, perché le sue convinzioni lo spingono a rimanere fermo nelle sue posizioni anche quando questo è contro il suo interesse? E’ possibile…

La ragione, il razionale spesso ci induce ad intestardirci nell’usare delle strategie che non sono biologiche e pertanto non ci aiutano a sopravvivere.

Per esempio, è possibile che nel posto di lavoro io mi trovi in una situazione insostenibile, che per me è fonte di continui DHS. Potrebbe trattarsi che il mio titolare o il capo reparto continuino a farmi sentire un incapace, generando in me continui conflitti di svalutazione. Oppure potrei essere oggetto di continue aggressioni fisiche o verbali da parte di colleghi aggressivi. Se dopo aver provato a difendermi, non ho risolto il problema perché gli altri ‘sono più forti di me’, ho pure provato a rimanere immobile non difendendomi e ancora il problema non si è risolto, qual è l’ultima strategia disponibile per salvarmi? Scappare da quel posto di lavoro! Ma qui subentra la psicologia e cominciamo a pensare che anch’io ho gli stessi diritti degli altri, che il mio posto di lavoro è un diritto e che nessuno me lo porterà via, che se lascio quel lavoro non so se ne trovo un altro o magari guadagno meno…

Ma forse il pensiero più ricorrente è: ‘non è giusto, ho ragione io pertanto non devo dargliela vinta!’.

E così la mia ‘ragione’ mi impedisce di fare scelte biologiche per la mia sopravvivenza, rimango in quell’ambiente malsano e cominciano col tempo a presentarsi le malattie tipiche dei programmi biologici non risolti o soggetti a continue recidive.

A chi di noi non è capitato di sentire di persone che poche settimane dopo essere andate in pensione hanno avuto un infarto e sono morte? Evidentemente mentre lavoravano vivevano continui conflitti di territorio, con i colleghi o con il capo ufficio, mai veramente risolti. Il pensionamento rappresenta la CL in quanto finalmente si separa da quell’ambiente ostile e risolve in un colpo solo tutti i conflitti di territorio che aveva. Da tre a sei settimane dopo arriva la CE che, puntualmente è un infarto, talora mortale. Biologico sarebbe stato abbandonare molto tempo prima quel lavoro, scappare e trovarsene un altro. Certo non è sempre facile ma di sicuro non era ‘giusto’…

Stessa cosa succede a molti lavoratori che dopo pochi mesi dal pensionamento muoiono di tumore.

Quasi sempre si tratta di tumori di riparazione gestiti dal neoencefalo e che riguardano la soluzione di conflitti di, svalutazione o relativi alla socializzazione.

Un altro esempio, molto frequente, può essere quello di una donna sposata con un uomo che le fa vivere continui conflitti. Forse la maltratta in vari modi o addirittura la picchia, le manca di rispetto o la denigra in continuazione facendole vivere continue svalutazioni. La priva del sostegno e dell’amore indispensabili in una relazione stabile e duratura. Ovviamente tutto questo fa molto soffrire questa donna che comincia a dare chiari segnali di squilibri mentali, fisici ed emotivi. Che fare?

Biologicamente le scelte sono solo tre. La prima, scappare, viene di solito considerata l’ultima spiaggia per una serie di motivi, sentimenti, morale, educazione, giudizio altrui ecc. La seconda, il restare immobili, che equivale a subire senza reazioni è sicuramente la più deleteria, in molti casi può significare morire proprio, in quanto abbiamo capito che questa soluzione va bene per tempi brevissimi, mai prolungati. Ad esempio, davanti ad un marito in preda ad una crisi d’ira e che brandisca in mano un coltello da cucina, probabilmente ne contrattaccare ne scappare è la cosa migliore.Stare immobili, può rendere molto difficile per l’uomo continuare la sua aggressione perché, in natura, nessun animale predatore attacca un morto. Ma fare il morto può andar bene solo per brevi periodi, giusto il tempo di fronteggiare una situazione di emergenza come quella appena descritta. Continuare a non reagire e a subire passivamente la violenza altrui significa, alla fine non più fare il morto ma, diventare morto. La terza soluzione biologica, quella di passare al contrattacco sembra che sia la preferita dalle coppie in crisi. Continui litigi e chiare manifestazioni diinsofferenza possono essere logoranti, ma almeno si sta lottando per la sopravvivenza. Lottare, tuttavia, non è solo litigare per far valere le proprie ragioni; potrebbe essere anche continuare a comportarsi bene e ad essere amorevoli nell’intento di indurre l’altro a cambiare condotta. Questo è sicuramente il miglior modo di lottare per salvare il proprio matrimonio.

A motivo di cultura religiosa ed educazione siamo molto predisposti a dare un giudizio morale a ogni cosa che facciamo. Spesso diciamo che questa cosa è giusta e l’altra è sbagliata e ci comportiamo di conseguenza. Non spetta a me dire se questo sia corretto o no. Certo, il giudizio morale non è biologico, ma abbiamo anche detto che l’essere umano è sicuramente qualcosa di più che un semplice animale, per cui non discuto sull’opportunità di dare giudizi morali, ognuno decide in base alle sue convinzioni religiose o di altro tipo. L’unica cosa che vorrei sottolineare è che, valutare le cose anche in termini di utilità, questo sì è biologico. Prima quindi di fare delle scelte, soprattutto in cose importanti della nostra vita, sarebbe opportuno chiedersi:

è utile o non è utile? in riferimento, soprattutto alla propria salute, fisica mentale e spirituale.

Spero che questa panoramica, sul senso biologico delle DHS, sia servita ad ampliare la nostra comprensione sul perché siamo stati dotati di questi programmi e su come dovremmo comportarci per indurre in soluzione, nel più breve tempo possibile, i conflitti biologici che attivano gli SBS, ovvero i migliori programmi per la sopravvivenza disponibili in natura.

2 comments on “IL SENSO BIOLOGICO DELLA DHS
  1. Giorgio Andretta ha detto:

    Quando ero fanciullo, a proposito di religioni, ho frequentato il catechismo che ha sollecitato in me la necessità di approfondire l’argomento “fede” e quindi di seguito mi sono avvicinato ai Gesuiti per cercare di appacificare i quesiti che mi turbinavano nella “mente”, senza tuttavia riuscirci. Solo l’antroposofia di R.Steiner mi ha aiutato a compormi delle risposte, ma sarà il caso, il suo autore la definisce Scienza dello Spirito travalicando o “trascendendo” la fede per sbarcare nella scienza.

    • Ogni credo, visione o religione può essere una opportunità per crescere in Consapevolezza perlomeno in una prima fase della vita. Tuttavia quando un credo diventa ‘assoluto’ allora si trasforma in una prigione dello spirito. Pertanto…pochi o nessun credo in questo senso e massima apertura verso il divenire…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*