FACCIAMO PACE CON LA “MALATTIA”

La pace è l’energia dominante del terzo millennio. Il frutto dell’operato dello spirito di Dio nella vita delle persone si manifesta essendo in pace con noi stessi e con il nostro prossimo. Nella Bibbia leggiamo in Galati 5:22 che il frutto dello spirito di Dio è ‘amore, gioia. pace…’

Non è casuale l’ordine in cui siamo invitati ad esprimere queste qualità:

l’amore è la frequenza di base che ci permette di percepire il bene,

la gioia è la potenza, l’energia che ci permette di fare il bene,

la pace è la condizione di cuore che ci permette di risolvere i nostri conflitti.

Solo coloro che imparano a manifestare il frutto dello spirito di Dio potranno pensare di avere una qualche parte nei processi di cambiamento in atto nel terzo millennio, che porteranno finalmente l’umanità in una condizione di amore, gioia e pace.

Se fare pace significa risolvere i nostri conflitti perché non applicare questo anche alle nostre ‘malattie’?

Grazie alla Nuova Medicina abbiamo compreso che le malattie sono la conseguenza di eventi conflittuali o DHS vissuti nella nostra vita e mai risolti, oppure risolti solo dopo aver mantenuto il conflitto attivo per lunghi periodi, creando così massa conflittuale, il che, dopo la conflittolisi,  genera pesanti e pericolosi sintomi tipici della fase di risoluzione.

Fare pace con i nostri conflitti biologici potrebbe significare, in primo luogo,capire il senso della malattia e accettarla nella sua espressioneproprio perché sensata e biologica anche se dolorosa.

Quello che può essere non sensato e non biologico potrebbe essere proprio la caparbietà e la testardaggine con cui continuiamo a mantenere in conflitto attivo eventi che avremmo già dovuto risolvere da tempo.

Ciò potrebbe essere paragonato al voler entrare in una stanza, ma anziché entrare per l’apertura della porta continuiamo a sbattere la testa sullo stipite e poi guardandoci le ferite, o malattie, protestiamo con la vita e diciamo: ‘perché proprio a me?’.

Non sarebbe più sensato fermarci, metterci in connessione con il nostro sentito più profondo e chiederci come posso fare pace con il mio passato accettandolo per quello che è stato e cominciare, così, a centrare l’apertura della porta???

Questo è esattamente quello che facciamo quando facciamo pace con qualcuno con cui abbiamo avuto delle contrarietà. Chiudiamo con gli eventi legati al passato, perdonando e ci proponiamo di non commettere più gli stessi errori o, se riteniamo di non averne fatti, di non ripetere quegli eventi che hanno portato ad avere conflitti con quella persona. Solo così possiamo fare pace con il nostro passato, risolvere e/o dimenticare. Non ci sono scorciatoie, i conflitti biologici si possono risolvere solo in campo reale o figurato e scappando o contrattaccando!!!

A questo punto qualcuno domanderà: come posso promuovere la pace se il mio sentito biologico mi dice di contrattaccare? Non è quest’ultima una propensione  alla guerra? Dipende…

Il mio personale sentito di contrattaccare può essere rivolto verso una  persona o un animale che sta cercando di uccidermi. Ciò è biologico perché la mia sopravvivenza  è un programma SBS che viene prima degli altri programmi biologici. Ma a parte questa particolare situazione, se voglio coltivare la qualità della pace nella mia vita non posso permettermi di attaccare le persone. Mi limiterò ad attaccare qualsiasi altra cosa ritenga necessaria, ma mai le persone.

Per esempio posso lottare per cambiare situazioni, cose o istituzioni, come pure le ingiustizie che causano sofferenze oppure scappare se sento di non potercela fare contro tali cose.

Posso anche chiedere aiuto ad altri ed unire le forze per combattere assieme, ma sempre e solo contro situazioni non tollerabili, mai contro le persone.

Nei millenni che ci hanno preceduto la lotta per la supremazia ed il potere dei singoli individui poteva essere ‘simbionte’ alla situazione sociale di allora e al loro livello evolutivo. Con l’arrivo di Gesù Cristo le cose sono molto cambiate, prima a livello concettuale, più tardi anche in campo reale.

Per esempio, l’insegnamento di Gesù di amare i propri nemici e di pregare per coloro che ci perseguitano era veramente rivoluzionario. Ma, a parte il primo periodo del cristianesimo che rappresentò un corretto modello di cosa significava aver capito e applicare gli insegnamenti del Cristo, i secoli successivi furono veramente ‘secoli bui’ soprattutto in quei paesi che professavano il cristianesimo. Dobbiamo arrivare intorno al 1600 per cominciare ad uscire concretamente dall’oscurantismo religioso, scientifico e sociale. Ma non cantiamo vittoria troppo presto, anche in questo preciso momento storico ci stiamo dibattendo negli stessi problemi e cioè la lotta per il potere personale e collettivo, il tentativo di mantenere dogmi in campo religioso e scientifico, il tutto nel tentativo di bloccare lo sviluppo del singolo individuo verso la libertà e la crescita  nell’autoconsapevolezza.

Fortunatamente abbiamo molte evidenze che quel seme, lanciato circa 2000 anni fa da Gesù in piena terra, dopo fasi alterne di illuminazione e oscurantismo sta ora per produrre il giusto frutto in un numero sempre più crescente di persone che hanno capito che, la loro personale crescita in tutti i campi dello scibile, fatta con la massima apertura mentale, permette, quantisticamente, la crescita dell’Essere Umano verso una nuova era di pace.

Chi non capisce questo, rimane indietro e diventa inadatto alla sopravvivenza. Chi invece percepisce questo cambiamento e desidera dare il suo personale contributo per favorirlo, capisce pure la necessità di fare pace con il proprio passato, accettandolo, anzi considerandolo una risorsa su cui poter costruire il futuro e, così facendo, risolve anche gran parte dei conflitti in sospeso nella sua vita.

Questo non significa che sia facile. Ciò che limita fortemente questi processi risolutivi è il giudizio. Siamo culturalmente abituati ad emettere continuamente giudizi e a dire che questo è giusto e quest’altro sbagliato, che questa è una persona buona e l’altra è cattiva. Ovviamente non possiamo smettere di giudicare in senso assoluto, anzi. Se vogliamo prendere tutte quelle decisioni che ci permettono di vivere, dobbiamo continuamente giudicare e in virtù di tale giudizio decidere come comportarci.

Quando dico che il giudizio limita la nostra capacità di capire, mi riferisco algiudizio morale soprattutto se riferito alle persone. Al voler cioè attribuire motivi errati agli altri. Mentre, il giudizio oggettivo in riferimento alle cose è necessario, anche se, a mio parere andrebbe, comunque, limitato in relazione al giusto o sbagliato e sviluppato, principalmente, nell’ambito dell’utile o non utile. Inoltre dovremmo essere molto rispettosi del diritto altrui di esercitare il proprio giudizio oggettivo, comprendendo che in gran parte tale giudizio è il risultato di una opinione personale, di una verità soggettiva e non  assoluta. Penso che anche questo modo di pensare e operare sia biologico e sensato.

Potremmo, volendo illustrare la cosa, facilmente dire che le due recenti guerre mondiali siano state terribili e che sarebbe stato meglio che non ci fossero state. Ma chi pensa in termini biologici capisce che, in realtà, quelle due guerre furono solo le ‘crisi epilettoidi’ di un processo di ‘malattia’ dell’Essere Umano a motivo del fatto che in campo sociale, politico, commerciale e religioso si era venuta a creare una ‘massa conflittuale’ di tale entità, che le guerre ne furono semplicemente la spontanea conseguenza. Fare pace con il passato significa accettare la nostra storia, personale o collettiva, anche se dolorosa, esprimere un giudizio oggettivo sull’utilità o meno delle scelte fatte dagli uomini e operare concretamente per evitare, non tanto le guerre, quanto invece le tensioni tra esseri umani che, quando non vengono risolte man mano che si presentano, possono poi sfociare in varie forme di ostilità e nella guerra. Ecco perché è della massima importanza che ciascuno di noi dia il proprio personale, indispensabile e prezioso contributo per promuovere l’amore, la gioia e la  pace, la forza dominante ed il motore del mondo del terzo millennio.

One comment on “FACCIAMO PACE CON LA “MALATTIA”
  1. Giorgio Andretta ha detto:

    E’ arduo cimentarsi sulla imperscrutabilità del volere degli Dei, sono decenni che ci medito in proposito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*