Obblighi vaccinali e collateral beauty

Obblighi vaccinali e collateral beauty

Collateral Beauty (bellezza collaterale) è il titolo di un film recente interpretato magistralmente da Willy Smit. L’intero film ruota sul tremendo dolore vissuto dal protagonista per la morte della propria bambina, dolore che gli impedisce di vivere, lavorare e creare rapporti con altre persone.

La madre della sua bambina gli viene in aiuto spiegandogli come la bellezza collaterale può essere percepita in ogni evento e situazione di vita, persino anche nel momento della perdita di una persona cara. Proprio questa bellezza collaterale aveva permesso a questa donna non solo di accettare l’accaduto ma anche di trasformare la propria vita per aiutare altri in simili situazioni di dolore.

La premessa che ho fatto, per alcuni superflua, mi serve proprio per esprimere come vivo io il recente decreto legge che obbliga tutti i genitori di bambini in età prescolare a seguire un iter di vaccinazioni (12 vaccini) per i loro figli.

Non nego che ho provato disgusto verso una classe politica corrotta e al soldo delle multinazionali del farmaco che così palesemente si sente in diritto di violare le libertà personali a nome di una ipotetica ‘immunità del gregge’. Dopo qualche conato di vomito mi sono ripreso e ho cercato di cogliere la lezione che c’è dietro a tutto questo. Ho cercato di sentire la collateral beauty che si cela dietro tutto ciò. Ad alcuni sembrerà strano ma io credo nella regia del Campo Quantico nel dirigere le cose con la finalità di promuovere la nostra crescita personale. Pertanto ho cercato di uscire dal facile giudizio indotto da tal cosa e mi sono messo ad ascoltare ad un livello più profondo, più ancorato al senso della mia vita che non alla realizzazione del mio sé mentale.

Ho letto in questi giorni molti commenti di rabbia e odio verso i promotori di tale legge (non vorrei proprio essere nei panni della Lorenzin) e la cosa non mi scandalizza in sé. La biologia ci insegna che una madre che sente minacciati i propri figli può diventare molto aggressiva fino al punto di uccidere l’aggressore e ciò è naturale se visto come protezione del proprio ‘nido’. Passata però questa prima fase già molte mamme hanno superato questa rabbia iniziale e hanno cominciato a chiedersi cosa possono fare di concreto per difendere i propri figli.

E qui arriva la prima bellezza collaterale! Quando la vita ci mette alle strette come minimo siamo ora nella condizione di poter scegliere con maggior grinta e determinazione COSA FARE e COME FARLO per permettere a TUTTI NOI di mantenere la libertà di scelta quale diritto inalienabile delle persone.

Ho già sentito alcune madri che hanno dichiarato: ‘se non accettano i miei bambini all’asilo, chiedo aspettativa e mi offro di tenere anche i bambini di altre madri con lo stesso problema!’ Bellissimo! Invece di piangersi addosso e lamentarsi o fare polemiche sterili, la vita ti da l’opportunità di fare scelte concrete per esercitare il tuo diritto e non cedere allo spauracchio di leggi ingiuste!

Non possiamo cedere e sottometterci a leggi di questo tipo per la paura della punizione. Farlo sarebbe una condanna a perdere il nostro diritto di essere liberi, una disfatta su tutti i fronti. Le conseguenze anche sul piano della salute potrebbero essere devastanti.

E quale collateral beauty resterebbe?

Scegliere di vivere in armonia con la nostra coscienza ci permette invece di rimanere fieri e liberi indipendentemente da quanto ci costa! Anzi, più difficoltà dobbiamo passare per restare coerenti fino in fondo e più ci rafforziamo nella nostra interiorità.

In Meccanica Quantistica la realtà che sperimentiamo è il risultato di un processo che richiede 4 fasi:

osservazione-intenzione-azione-osservazione.

L’atto di osservare cosa cambia nel momento che manifestiamo una intenzione e sperimentiamo una azione a sostegno dell’intenzione è quello che ci permette di sperimentare il CAMBIAMENTO di cui abbiamo bisogno.

Forse abbiamo permesso per troppo tempo che altri scegliessero per noi ed ora la vita ci mette alle strette per indurci a riprendere in mano la nostra vita?

Il fatto che sia in pericolo la salute dei nostri figli può essere quello di cui abbiamo bisogno per indurci ad agire senza più rimandare?

Sono ora disposto ad unire i miei sforzi con altri genitori consapevoli per esercitare i miei diritti nella legalità?

Ecco un altra bellezza collaterale: stanno sorgendo gruppi ed associazioni come funghi al fine di coordinare gli sforzi per il ripristino dei diritti fondamentali nelle scelte sanitarie.

E se poi la cosa sfociasse in altri ambiti? Se cioè poi passassimo ad esercitare il diritto di scegliere di eliminare le basi americane dal nostro paese o di scegliere una agricoltura senza veleni e senza ogm o anche solo di mandare a casa questo parlamento che più non ci rappresenta?

Le collateral beauty possono essere infinite basta saperle osservare, manifestare l’intenzione, agire e nuovamente osservare il cambiamento!

Personalmente vivo questa situazione come una opportunità per sperimentare un rinnovato atteggiamento tale da non permettere a niente e nessuno di costringermi a fare qualcosa che violi la mia coscienza.

Esercito il mio diritto senza se e senza ma, di essere libero di scegliere e senza condizionamenti al fine di permettere alla mia anima di sperimentare fino in fondo, costi quel che costi, di Essere Vero, Unico e parte del Tutto!

Buona collateral beauty a tutti i risvegliati e a coloro che sapranno usare queste opportunità per risvegliarsi.

Pubblicato in articoli vari
5 comments on “Obblighi vaccinali e collateral beauty
  1. alessandra ha detto:

    Bellissimo.. Sento lo stesso. Grazie Governo per questa grande opportunità, con questa mossa vi mandiamo a casa! Nom c e niente do piu sacro dei figli e del futuro. Ci voleva questo!?? Grazie del post

  2. Daniela ha detto:

    Grazie. Sono fiduciosa, dopo tutta la rabbia di questi giorni, che vi sua davvero una collateral Beauty pronta ad emergere.

  3. QUANTO DOVRA’ DURARE ANCORA QUESTO GENOCIDIO???

    Breve descrizione della nostra tragedia
    Per dimostrare quanto male possono fare le vaccinazioni, usate così indiscriminatamente sulle famiglie d’ogni parte del mondo, penso sia doveroso da parte mia narrare la mia vicenda, precisando però che purtroppo la mia storia non è da considerarsi un caso unico sporadico a se stante, ma è solo la punta di un iceberg che tenta di smascherare quella categoria di “scientismi” che impongono ancora col terrore l’uso delle pratiche vaccinali.
    La tragedia che ha colpito la mia famiglia, si è abbattuta su tre dei miei quattro figli.
    Premetto che i tre miei figli, colpiti da reazione da vaccino, sono nati perfettamente sani e che le manifestazioni di una possibile malattia sono comparse solo dopo la prima vaccinazione antipolio Sabin. A Marco, il mio primogenito, sulla cartella clinica fu descritta la sintomatologia che presentò dopo l’antipolio Sabin. I disturbi manifestati (nistagmo oculare, tremori e difetti alla parola) erano stati messi in correlazione al Sabin dal pediatra, mentre altri medici avevano supposto diagnosi diverse quali tumore al cervello o encefalopatia degenerativa, mai confermate da alcun’analisi eseguita sul bambino. Morì nel 1971 all’età sei anni. Col secondo figlio, nato nel 1970, non ci furono problemi. Ma il dramma si ripresentò con la nascita, avvenuta nel 1976, di due gemelli monoovulari. Nonostante la mia ferrea opposizione ad una legge che mi imponeva una assurda e pericolosa obbligatorietà, senza nessun accertamento preventivo, vennero vaccinati e il giorno successivo iniziarono già ad affiorare i primi sintomi di qualche alterazione. Sottoposi le cartelle cliniche dei primi ricoveri subiti dai miei figli a varie Università: negli Stati Uniti, in Inghilterra e perfino in Russia, proprio in quest’ultimo paese s’ipotizzò una malattia su carenze immunitarie che avrebbe confermato la responsabilità specifica delle vaccinazioni. Nella mia città, Verona, fu posta la diagnosi di “leucodistrofia di tipo metacromatico”, una malattia degenerativa del sistema nervoso, tale diagnosi non fu mai confermata dagli esami anche genetici ai quali ci sottoponemmo. Più tardi Andrea, uno dei due gemelli, si aggravò e venne ricoverato per disidratazione; nonostante la mia raccomandazione di non far uso di farmaci immunosopressori, in quanto il bimbo era un immunodepresso, fu usato del cortisone in vena ed in cinque ore la mia creatura morì. In seguito venni a sapere che lo stesso farmaco era stato somministrato anche al mio primo figlio prima del decesso. Neppure con l’autopsia riuscimmo ad avere elementi utili per salvare la vita al gemello rimasto, giacché ci fu negata la presenza di un medico legale di parte, per questo tale esame non poteva risultare attendibile alle nostre ricerche. Ad un mese dalla morte di Andrea, anche Alberto, il gemello rimasto, dovette essere ricoverato. Nonostante il parere dei medici fosse quello di lasciarlo morire, fu portato, su nostra richiesta, in rianimazione e interpellato un virologo di Napoli, che in precedenza aveva già esaminato il bambino, questi ci consigliò degli immunostimolanti. Sottoposto a terapia con “interferone”, il bimbo cominciò lentamente a migliorare. Dopo sei mesi di degenza il bimbo fu portato a casa senza lettera di dimissione. Qualche tempo dopo, richieste le cartelle cliniche, mi accorsi che erano difformi da quelle che fotocopiavo giornalmente durante il ricovero. Per questo presentai un esposto alla magistratura. In conseguenza a tale fatto fu emessa da un Giudice una comunicazione giudiziaria nei confronti del Direttore Sanitario dell’Ospedale in cui era stato ricoverato il bambino, estesa successivamente al primario della Pediatria per “Falso in atto pubblico”. Alla fine questo procedimento è stato archiviato.
    Molti altri ricoveri subì Alberto, sia nello stesso Ospedale di Verona che in altre rianimazioni: al Policlinico di Milano, a Merate in provincia di Como, a Melegnano, in provincia di Milano, e per ultimo fu trasferito d’ufficio da Melegnano al Policlinico di Verona. Durante tutti i vari ricoveri il mio compito era quello di far sì che venissero praticate terapie immunostimolanti che ci avevano dato i primi risultati positivi. Queste terapie ci venivano sempre consigliate dal professor Tarro di Napoli, che era stato allievo del Professor Sabin. Era sempre difficile se non impossibile far praticare questo tipo di terapia ad Alberto, poiché la classe medica compatta aveva sentenziato ormai che mio figlio dovesse morire. Ciò era sostenuto perché non fosse scoperta la responsabilità delle vaccinazioni usate su un soggetto, parzialmente immunodepresso. Nonostante del nostro caso si fosse interessato l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, facendo pressione perché il Ministro della Sanità Renato Altissimo istituisse una Commissione Ministeriale, questa senza mai aver visto Alberto stese una relazione fasulla per nascondere la verità del danno subito dai vaccini. L’ultimo ricovero Alberto lo dovette subire al Policlinico di Verona dove, secondo il parere dei sanitari, mio figlio doveva morire a breve tempo. Cercai disperatamente di portarmi a casa il mio bambino, visto quale era il loro modo di pensare perché l’unica soluzione del problema per loro era l’epilogo nefasto di tutta la nostra vicenda. In quel frangente, perché non riuscissi nell’intento di far sopravvivere la mia creatura, addirittura mi fecero togliere la “patria potestà” dal Giudice dei minori di Venezia, al quale mi rivolsi subito per fargli capire che stava commettendo un macroscopico errore. Riuscii a convincerlo e a farmi reintegrare nella potestà parentale, iniziando così fin dall’ormai lontano 1984 a gestirmi mio figlio a domicilio, creandomi una “sala di rianimazione” dove in precedenza era sistemata la nostra stanza matrimoniale. Durante tutti i ricoveri mia moglie Franca ha sempre seguito Alberto, rimanendo con lui giorno e notte, al fine di proteggerlo da ogni sopruso che la classe medica cercava di porre in atto.
    Molti altri soprusi dovemmo subire da parte della Sanità, anche quando Alberto non aveva più messo piede in un ospedale, polemiche di ogni tipo da parte delle Istituzioni sanitarie perché non si voleva ammettere che le vaccinazioni erano state la causa della sua malattia e della morte dei suoi fratelli.
    Finalmente, nel 1995, facendo ricorso alla legge 210 del 1992, vidi riconosciuto dallo Stato il “nesso di causalità” del danno patito sottoponendo i nostri figli alle vaccinazioni d’obbligo.
    Durante tutti questi anni mi adoperai per fondare associazioni in Italia per aggregare persone come me che avessero patito danni dalle pratiche vaccinali;
    inoltre cercai di far passare una legge, che avevamo messo a punto con dei Parlamentari, per togliere l’obbligatorietà di queste pratiche; ma questo traguardo in Italia non è stato raggiunto, poiché, secondo me, la politica sanitaria che viene attuata è rimasta succube ancora del potere delle Multinazionali dei Farmaci. Tutto ciò sta dimostrando che, anche in questo settore, una certa pseudoscienza, con la prepotenza del suo scientismo, privo d’ogni scrupolo, calpesta continuamente, con azioni il più delle volte illecite, ogni diritto umano e civile. Essa impone il suo potere basato essenzialmente su interessi speculativi che fondano il loro progredire non su un’aperta e corretta informazione, ma piuttosto su una voluta e completa disinformazione fino ad arrivare anche all’occultismo di certe realtà e spaccia per prevenzione queste pratiche di profilassi che tutto possono, tranne che prevenire alcunché.

    • adriano buranello ha detto:

      Grazie Alberto per aver narrato il calvario tuo e della tua famiglia…sono senza parole…
      mi permetti di pubblicare sul mio profilo facebook quanto hai scritto? Giusto come testimonianza della pericolosità dei vaccini fatti in maniera indiscriminata! Un abbraccio!!!

  4. oretta ha detto:

    …..bellissima riflessione…..e poiché l’infamia ci governa….ditemi cosa fare….io vi seguo.

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